martedì 3 gennaio 2012

Jacques Prévert


Premessa:
Molte sono le parole versate per questo poeta e le visioni, a volte contrastanti, che la critica ha dato ad un uomo per certi versi non facilmente collocabile.

È chiaro che le istanze, le seti della critica, necessitano di infrastrutture umane e parole simili a mattoni.
In questo modo, l’arte dello “smontare”, diventa uno strano cantiere che costruisce castelli oppure  stamberghe sulla base della “spendibilità” potenziale dell’artista.

Detto questo, aggiungo solo un mio sentire che, diverso dalle percezioni alt(r)e, ha i suoi valori e i suoi limiti.
Non ho potere, ne sapere, ma soprattutto, non ho strumenti come ogni uomo, per entrare nell’intimo respiro, in questo caso, di Prévert. Onestamente non voglio nemmeno farlo. La poesia va colta poco a poco senza mai sradicarne la radice. Ecco che come un fiore eterno, rilancia messaggi. Apre porte e finestre lasciando entrare il vento che smuove la polvere e le altrimenti statiche convinzioni.


Jacques Prévert
La sua scrittura, contiene tratti fanciulleschi.
Gode di una instancabile e impassibile giovinezza che rilascia in ogni verso, il profumo dell’adolescenza: la primavera umana: (continua)

Alicante

Une orange sur la table
Ta robe sur le tapis
Et toi dans mon lit
Doux présent du présent
Fraîcheur de la nuit
Chaleur de ma vie.

Alicante

Un’arancia sulla tavola
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto tu
Dolce presente del presente
Freschezza della notte
Calore della mia vita
J.P.

(da sopra) Dentro questi versi è ciò che sento, che colgo come necessaria energia.
Alicante è il cantico di un innamorato che rispecchia il pensiero dell’autore:

“ i ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Sono altrove lontano più lontano della notte
Più in alto del giorno
Nella luce accecante del loro primo amore”

È capace di muovere i passi anche in altre forme di linguaggio, in altri mo(n)di dell’essere umano:

La guerre

Vous déboisez
imbéciles
vous déboisez
Tous les Jeunes arbres avec la vieille hache
vous les enlevez
Vous déboisez
imbeciles
vous déboisez
Et les vieux arbres avec leurs vieillers racines
leurs vieux dentiers
vous les gardez
Et vous accrochez une pancarte
Arbres du bien et du mal
Arbres de la victoire
Arbres de la liberté
Et la forêt déserte pue le vieux bois crevé
Et les oiseaux s’en vont
et vous restez là à chanter
Vous restez là
Imbéciles
À chanter et à defiler.

La guerra  

Voi disboscate
imbecilli
voi disboscate
Tutti gli alberi giovani con la vecchia accetta
voi li fate fuori
Disboscate
imbecilli  
voi disboscate
E gli alberi vecchi con le loro vecchie radici
Le loro vecchie dentiere
li proteggete con cura
E ci attaccate una scritta
Alberi del bene e del male
Alberi della Vittoria
Alberi della libertà
E la foresta spoglia impesta il vecchio bosco crepato
e scappano via gli uccelli
e voi restate là a cantare
restate là da bravi
imbecilli a cantare e a sfilare in parata. 
J.P.

La rabbia contro l’ingiustizia e la spietatezza della guerra, è palpabile ad ogni verso.
Nella ripetitività, percepisco due elementi: la ridondanza, tipica dello stremato e la volontà di imprimere il senso, di identificare i colpevoli e il male, nel contesto della guerra.
Un  valore attuale ancora respira dentro questi “insiemi di versi” che se ascoltati, denudano oggi le bassezze mai risolte della nostra miserabile e breve, sin d’ora, esistenza.

giordan

piccola nota biografica su Jacques Prévert:

Jacques Prévert nasce nel dipartimento della Hauts-de-Seine il 4 febbraio 1900 da padre bretone e da madre d'origine alverniate.
L'11 aprile 1977 Prévert muore a Omonville-la-Petite, di cancro al polmone.

  
  


10 commenti:

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Molte poesie sono stupende. Ti auguro un sereno anno nuovo; saluti a presto.

Lara Ferri ha detto...

Importante e bello il profilo e il richiamo che fai ad alcuni versi di Prévert.
Da bambina ho vissuto ascoltando quella specie di duello che ai miei tempi si era combattuto, non tenendo conto del valore del Poeta in sé, ma della sua appartenenza o meno a una ideologia. Mi riferisco in particolare proprio a Prévert vs/Eluard.
Da poco ho rivisitato Prévert con i miei occhi, dimentica delle voci dell'infanzia, e sono quindi felice di trovare qui da te questo ritratto, secondo me, perfetto.
Un abbraccio e grazie Giordan.
Ciao,
Lara

Lalique ha detto...

ciao
felice anno nuovo

auguri
http://laracroft3.skynetblogs.be
http://lunatic.skynetblogs.be

Costantino ha detto...

Lo hanno divinizzato,poi un po'dimenticato.Ma leggere Prevert
è,per me importante,fa scoprire l'essenza dei sentimenti e della vita.

zicin ha detto...

Una curiosità... mi chiamo Prevete

Amo molto questo poeta per quello che riesce ad esprimere e spesso mi piace indugiare sui versi
A presto

giordan ha detto...

ciao Cavaliere Oscuro,
verissimo!! ha scritto delle poesie di grande spessore

buon anno anche a te

giordan ha detto...

Ciao Lara, bellissima la tua riflessione sul "duello". A volte il pensiero collettivo supera quello filosofico del poeta e stravolge i significanti. Prévert era sicuramente un uomo dai forti e grandi ideali e per tale motivo ghetizzato da una parte ed ammirato dall'altra. Resta comunque l'essenza di un uomo che ha tentato di andare oltre l'ideologia parlando principalmente di amore ed uguaglianza che sono valori universali e non collocabili in nessun contesto ideologico. La religione stessa ha rapito l'indipendenza di tali valori cercando di farli propri, ma è un errore perchè amore, libertà, rispetto, democrazia sono valori inalienabili e senza padroni, ma patrimonio dell'umanità

grazie

un abraccio

giordan ha detto...

ciao Lalique, buon anno a te

giordan ha detto...

Ciao Costantino,
vero.
Come dicevo a Lara, Prévert ha subito delle "collocazioni", ma in realtà, come tutti i poeti, è rimasto incatturabile.

ciao a presto

giordan ha detto...

ciao zicin, che sia una meravigliosa coincidenza??

in effetti non è possibile ignorare la sua poetica

un abbraccio