giovedì 24 febbraio 2011

Gianni D'Elia

ci sono poeti, che hanno tracciato e tracciano,  linee di cambiamento in ciò che oggi è la poesia del 900, migrante nel secolo a venire.

Tra questi voglio segnalarVi Gianni D'Elia: una penna che percorre attraverso la poesia civile, un sentiero pasoliniano, ma non per questo, privo di autonomia e autenticità.

Vetri sonagli
da Antonin Artaud, vitre de son (TACCUINO FRANCESE)

Vetri sonagli dove girano gli astri,
bicchieri dove bruciano i cervelli,
il cielo brulicante d'impudori
divora la nudità degli astri.

Violenta e vaga una bava
brulica in fondo al firmamento;
una lumaca striscia scompiglia
il calmo schisto delle nuvole.

E gioie e rabbie il cielo tutto
getta su noi come una nube 
in un vortice d'ali selvagge
torrenti giù d'oscenità.

Gianni D'Elia 
(tratto da libro TRENTENNIO - versi scelti e inediti 1977 - 2007)
Giulio Einaudi Editore

In questo testo, percepisco una cosciente vicinanza al ciò che forma "l'insieme" natura.
Non esiste un abbandono alle traccie, un lasciare senza "osservare" le peculiarità del contesto circostante. La complessità dei suoi versi, penso, abiti nelle parole comuni ordinate in una sottile, "illogica", precisione sentimentale. Con il termine "illogico", identifico lo svincolo dai codici: uno svincolo che lascia libertario ed errabondo ogni verso.

giordan

2 commenti:

zicin ha detto...

Cao giordan,
molto profondi ed intensi i versi, molto bravo ed esauriente tu nel delinearli.
A presto

giordan ha detto...

ciao zicin, grazie.

Per me è importante cercare di capire la poesia: mi aiuta a scrivere

un abbraccio