domenica 22 aprile 2012

Scusate se ogni tanto sparisco, ma non sempre nelle latitudini dove mi trovo ho la connessione che funziona...



questo è un blog che per scelta, ho voluto dedicare solo alla poesia. In passato, alla sua nascita, spaziavo su tematiche sociali e se fate un giro trovate ancora il materiale dentro.

Credo la poesia capace di parlare all'umanità in un modo alto, finito, riuscendo, o almeno spero, a toccare i cuori veramente di chi legge. Qui raccolti, come avete avuto modo di vedere, ci sono molti poeti e in alternanza, dei miei insiemi di parole. La scelta che mi ha spinto a fare solo poesia è stata proprio questa: la finitezza della parola poetica, come forza comunicativa che va oltre l'articolo, la denuncia. 

Oggi però voglio un attimo uscire dal canone e condividere con voi, quanto scaturito da un dialogo con una persona conosciuta per caso

buona lettura  

Slovacchia 18 aprile 2012


… prima non avevate la libertà?
Sì,è vero:
ora
avete la libertà di diventare poveri …

Giordan a Goran

Bratislava, 21.30, osteria di periferia a est della città:

le parole, a volte, sono armi sulle quali fondare la propria rivoluzione o
strumento
di resa
innanzi alle avversità della vita.

 Quanto ho detto ad uno slovacco, non ha suscitato in lui sgomento: tristemente, annuendo, mi ha confermato la considerazione.

Non è facile immaginare, o meglio percepire, le sfumature che hanno plasmato la vita di popoli geograficamente vicini, ma culturalmente lontani.
Non è facile capire esattamente cosa muoveva realmente oltre quel muro, oltre quella cortina di ferro, impedendo di fatto la libertà.

Cos’è realmente la libertà?
È  una domanda che non ci si pone chiaramente, ma sovente, ci si accontenta di un velato contorno.
La libertà, è quella cosa che cammina al contrario rispetto alla macchina del potere, del controllo sociale, dell’alienazione.

Non ha molta importanza il colore della bandiera quanto il fine di chi la sostiene.
L’interesse va oltre i diritti condivisi e usa strumenti appropriati alle condizioni sociali e culturali delle vittime per sottometterle.

Ci si interroga spesso sui meccanismi del  passato che hanno dominato i popoli appartenenti alla ex Unione Sovietica e, noi occidentali, riempiamo i salotti di impressioni negative.
È chiaro: quando  la libertà individuale viene messa in discussione, si è di fronte ad un regime.

La cosa che noi occidentali fatichiamo a comprendere, è che di regimi ne esistono molti ed alcuni, sono sofisticasti, subdoli, meno apparenti, ma più efficaci.

I salotti per esempio, che noi riempiamo di parole sorseggiando drink, non sono dell’amica o del tale che ci ospita o nostri, ma di una banca o di una finanziaria.
L’auto lussuosa che abbiamo in garage, è di una compagnia di leasing.
La casa dove abitiamo, è della banca alla quale ogni mese versiamo la rata del mutuo.
Il lavoro che facciamo, non dipende dalle esigenze reali nostre o della società che ci circonda, ma è frutto dei meccanismi del capitale, della borsa, delle risorse di danaro in mano a pochi che vengono traslate nei vari continenti del pianeta, sulla base dei potenziali ricavi.
Un danaro, quello che noi abbiamo in tasca, falso e mutevole sulla base di regole assurde di coloro che ne detengono il controllo.
La ricchezza che produciamo non è per noi, ma per un sistema infernale, quel sistema che ora sta ingoiando le persone privandole della libertà di scegliere come vivere.

Non mi addentro oltre nei meccanismi perversi che innescano questo lato di mondo “libero”: mi interessa la parola libertà.
Una parola che i governi occidentali usano spesso per mettersi a confronto con il resto del pianeta:
un resto che sovente ha meno libertà, o non ne ha affatto, per colpa dei governi occidentali stessi.

Le ideologie le scrive il potere e i popoli le sposano, le inneggiano dividendosi per colore, pensiero, abitudini, ma fondamentalmente dividendosi. È questo ciò che serve a chi produce l’ideologia. Frazionare le masse per averne il controllo.

Quando il potere è forte, totalitario, allora si va oltre. Non serve lo scontro ideologico quando c’è un regime perché il sistema ha raggiunto il suo massimo sviluppo, il suo apice, e non gli serve più la falsa democrazia del pluralismo politico.
Con il pugno duro tengono sotto scacco le società impedendo di fatto ogni azione indipendente e antagonista.

Non importa il colore del potere: la sua reazione nei confronti di coloro che non condividono gli obiettivi è la stessa: violenza e repressione.

Nell’Est non potevano decidere e chi “pensava” o “parlava in modo antisonante al sistema”, veniva messo da parte, punito.
Nell’Est ora, hanno l’illusione di essere padroni delle loro scelte.
E al di qua della cortina?
Dove stanno le differenze?
Abbiamo lo stesso miraggio: pensiamo di essere liberi di scegliere, ma in realtà muoviamo i nostri passi su un terreno tracciato sulla base di percorsi definiti: siamo identificabili in uno dei vari insiemi di connotazione sociale e culturale.
Quando al sistema dai fastidio, sanno esattamente dove sei, chi frequenti e dove ti trovi grazie alle connotazioni che ci siamo attribuiti.
Il paragone non calza? Vi sembra comunque di aver vissuto e vivere una condizione diversa da quanto vissuto dai popoli regimentati?
Provate a fare questa domanda a chi da anni lotta per fermare la demenziale TAV o la demenziale base statunitense DAL MOLIN. Due opere che, oltre ad essere inutili, devastano il paese. Provate a parlare con coloro che hanno tentato di smontare la struttura mafiosa dei partiti, della politica italiana cercando di punire i politici corrotti senza mai riuscirci e perdendo la vita come Falcone e Borsellino. Provate a chiederlo a coloro che hanno cercato di denunciare le connessioni pericolose tra i servizi segreti statunitensi e quelli italiani, per frenare una possibile vittoria della sinistra negli anni 70, passando attraverso le stragi di stato e trovandosi a fare i conti con una magistratura che cercava colpevoli tra i proletari per depistare le indagini ( Piazza Fontana per citarne una di eclatante). Negli USA, le cose non sono state e non sono molto diverse: l’opinione diffusa è che gli Stati Uniti rappresentano il paese più libero e democratico in assoluto: provate a chiederlo ai pacifisti e ambientalisti americani come Joan Baez,  considerati”eco-terroristi” per aver manifestato contro la politica economica americana e le molteplici guerre  che il grande paese democratico innesca per esportare il suo modello di “libertà”. Poi, tornando in Europa, proviamo a chiederlo al popolo greco quanto si sente libero di scegliere a fronte della condizione economica indotta dalle banche e dai potenti della comunità europea.
Certamente tutti abbiamo delle responsabilità e rifugiarsi dietro alle condizioni imposte dai governi è un atteggiamento infantile. Se le persone fossero più solidali, meno individualiste, più partecipative, si potrebbe realmente invertire il processo illiberale e antidemocratico che vela tutta la terra e che veste colori diversi sulla base di precise strategie e posizioni geografiche.


giordan
    

 









domenica 8 aprile 2012

il vino di Volterra

violenta
breve e
grave
una bava scorre e corre
tra le righe di un labbro giovine
gualivo
tra i morsi persi dei denti da latte

non c’è capire che stana i vuoti a perdere
adesso
sgorgo in rosso

in mestizia convulsa simbionte
questo nettare d’uva
a me dichiara l’esistenza mai sentita

senza tanino non sono omo e
vago di contrada e strada
di sentiero cavo tra i cavi 
montedison

giordan















sabato 31 marzo 2012

Giorgio Caproni - secondo post -

                                                               Giorgio Caproni


E ritorno sui passi ancora.
Il poeta Giorgio Caproni percorre ancora i sentieri nelle terre di aquasuga… e mi chiedo:
qual è il destino del verso a questo mondo?
Quali approdi compie nell’altro, in colui o coloro che scavano o
collocano?
O meglio ancora:
 smontano o rivestono di significante nuovo o “significante altro” un testo?
Oppure:
quanto può arricchirsi un testo attraverso la comprensione, l’emozione “colta” nei vari spessori dei cuori altrui?

Si potrebbe dire che il testo, una volta sul foglio, non è più di chi lo ha tracciato, ma dell’umanità.
A quel punto, come un vascello che salpa, dipende dal destino del mare …

Sfiderà la collera delle onde, i tuoni del temporale, le saette minacciose che punteranno alla cima dell’albero maestro.
Sfiderà gli umori della ciurma, del timoniere, del capitano e dei suoi ufficiali.
Dovrà sopportare gli insulti, la forza di braccia possenti sulle funi,  la rabbia, gli sputi dei marinai...

Giordan

Da cronistoria

Il mare brucia le maschere,
le incendia il fuoco del sale.
Uomini pieni di maschere
avvampano sul litorale.

Tu sola potrai resistere
nel rogo del Carnevale.
Tu sola che senza maschere
nascondi l'arte d'esistere.

Giorgio Caproni



giovedì 22 marzo 2012

anamnesi di un amore


 

anamnesi di un amore

ho percorso labirinti infiniti
in quel tuo strano modo di amare

ho cercato di capire
dove stava il giusto
l’accapo
la meta

non ho trovato che
arbusti ordinatamente confusi
nella tua lineare terra  

l’uniformità gestiva gli spazi e
perdersi
era il solo destino

le tue rare parole d’amore …

non sono riuscito a catturare
il loro rapido volo


Giordan


venerdì 16 marzo 2012

se...


(se …)
se …
tornasse acqua
ogni cosa
anche dove sangue scorre
a vene aperte
se …
anime lente
potessero andare
senza un necessario arrivo
senza un necessario tempo
se …
arbusti bruciati
potessero dissetarsi
ancora
come i verdi
scrollandosi i neri liquami
le anomale ceneri
se …
essenze
frustate
dalle arroganze
dalle avide esistenze
potessero sciogliere le funi e …
salpare
                                se …
                                   l’uomo
                                  quello che non è  servito mai a questo mondo
                                  potesse andare oltre
                                  quel lapidato muro del pianto
                                  senza lasciare altra traccia
                                 se …
                                       così,
                                                  primavera

giordan

lunedì 6 febbraio 2012

Hai una richiesta di amicizia da Kabul. Accetti?



condivido con Cavaliere Oscuro del Web questo post importante:
aiutiamo Emergency!
giordan


Comunicato da Emergency 

Due semplici gesti, come quelli che fai ogni giorno, possono aiutare Emergency a curare le vittime della guerra afgana nel suo ospedale chirugico a Kabul.

INVIA un SMS al 45508 o chiama da rete fissa per donare 2 euro e CONDIVIDI questo video.
Puoi mandare un SMS da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce, Tiscali e Nòverca; puoi telefonare da rete fissa Telecom Italia, Infostrada, Fastweb, TeleTu e Tiscali.

Qui trovi tutte le informazioni: http://bit.ly/emergencysms

mercoledì 1 febbraio 2012

Pierluigi Cappello


nell'immagine del fotografo Danilo De Marco, Il poeta Pierluigi Cappello

… dai andiamo insieme, salta su!...
Comincia così spesso un’avventura. Seguendo le trame della stagione o del momento, che nasce tra amici o … del fato: che sta all’angolo di ogni porta e che, fortuna vuole, non diventa il senso del mai fare o andare.
Ma se lo sapessimo, alle volte si starebbe fermi, si andrebbe a pesca oppure semplicemente al baretto di fronte casa, a mangiare un gelato.

A Pierluigi e al suo amico, comuni mortali, che non prevedono il futuro, le cose sono andate in un certo modo.
Una volta saliti sulla moto, il vento ha spazzato via i loro pensieri per un attimo, per quell’attimo che alle volte basterebbe in pari misura, ad evitare il cambiamento radicale di una vita o l’incontro con la morte.
La moto piega su se stessa, l’impatto è inevitabile e all’improvviso, due occhi chiudono per sempre lo sguardo sul mondo e altri due rimangono fissi ad osservare la vita che corre, stando fermi su due maledette ruote attaccate ad una seggiola.

Questa in breve è la storia di Pierluigi. Un ragazzo diventato uomo tra le tavole di una vecchia baracca austriaca, data in dono dai vicini di confine per il terremoto del 1976. Un uomo che ora ha bisogno di aiuto, necessita della giusta considerazione per quanto ha fatto per questo paese in termini culturali.
Il suo è un mestiere strano, un mestiere che per molti è un fare per pazzi, per visionari, per soggetti che dicono cose che nessuno capisce o pochi… Pierluigi è un poeta, un poeta che ha parlato all’imperatore e forse, per il peso delle domande, non ha mai ricevuto risposta. Ora tocca a noi, noi italiani parlare con l’imperatore.
Questa mia piccola escursione sulla vita di un uomo, vuole svegliare le coscienze, per far crescere il numero di quelle persone disposte a fare un piccolo gesto per aiutarlo:
Aderite al seguente appello:
SOSTENGO LA PROPOSTA DI ASSEGNAZIONE DEI BENEFICI PREVISTI DALLA LEGGE BACCHELLI AL POETA PIERLUIGI CAPPELLO.
scrivete una mail al Presidente della regione Friuli Venezia Giulia con il testo in stampatello che vedete sopra e  incrociamo le dita in un paese dove, forse, tutti e dico tutti, dovremmo incrociare le braccia

grazie 

giordan

alcune poesie di Pierluigi:
Elementare

E c'è che vorrei il cielo elementare
azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice che dica
questa è la terra, il blu che vedi è mare


Piove

Piove, e se piovesse per sempre
sarebbe questa tua carezza lunga
che si ferma sul petto, le tempie;
eccoci, luccicante sorella,
nel cerchio del tempo buono, nell'ora
indovinata
stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,
uno stare senza dimora
che ci fa intangibili, sottili come un sentiero
di matita
da me a te né dopo né dove, amore,
nello scorrere
quando mi dici guardami bene, guarda:
l'albero è capovolto, la radice è nell'aria.


Gerico

È raro sentire cantare in strada
molto più raro sentire fischiare
o fischiettare
se qualcuno lo fa
l'aria sembra fargli spazio
ti sembra che un refolo muova
la flora dei tuoi pensieri
ti metta dove prima non eri;
ma come passa chi fischia
la noia stende le vertebre al sole
e tu rientri dov'eri
dietro il douglas dei serramenti
dentro il livore
degli appartamenti
al tango delle dita sul tavolo ti chiedi
da quali trombe scosse
scrollate le mura
per quali brecce potremo vedere
 -  fresca  -
 
come un sogno appena sbucciato
la terra che calpesteremo, allegri.

biografia:
Pierluigi Cappello è nato a Gemona del Friuli (UD) nel 1967; vive a Tricesimo (UD). Ha diretto la collana di poesia La barca di Babele, edita a Meduno e fondata da un gruppo di poeti friulani nel 1999. Ha pubblicato i seguenti libri: Le nebbie (1994), La misura dell’erba (1998), Amôrs (1999), Dentro Gerico(2002). Con Dittico (Liboà, Dogliani 2004) ha vinto il premio Montale Europa di poesia. Assetto di volo (Crocetti, Milano 2006) è stato vincitore dei premi Pisa (2006) e Bagutta Opera Prima (2007). Nel 2008 ha pubblicato la sua prima raccolta di prose e interventi intitolata Il dio del mare (Lineadaria, Biella 2008). Nel maggio 2010 pubblica Mandate a dire all'imperatore (Crocetti, Milano 2010), col quale vince il premio Viareggio-Repaci.