martedì 20 agosto 2013

in-europa

 




d’ansia onirica
come veste che
riveste
s’ammala ognuno
in ogni dove qui
adesso
se osserva attento

e rimane poi
ad aspettare un’aurora secca
come  secca e arsa
è l’estate che azzanna il pianton

insacca le ultime risate nei sudori aspersi dagli arti e
dagli anfratti remoti all’ombra
ma a nessuno viene un basta

perenne questo stare
ad un mediocre insieme che
corona
malgrado l’incolta stagione
l’insipiente governante che sta al timone.

e la nave cede e inabissa
dapprima la poppa per poi
cavar la sete anche alla prua

alla fine starà al fondo posata
un relitto per i posteri

l’insegna indicherà:
“qui i resti di una penisola remota
appendice ultima di una desolata europa”

giordan

4 commenti:

Elisena ha detto...

E prima ancora che se lo chiederanno i posteri me lo chiedo anch'io perché soltanto pochi di noi gridano "Basta"
E la barca è grande ma non troppo per non inabissarsi ........
Molto belli e "amari" alcuni di questi tuoi "passaggi".......
T'abbraccio

Sari ha detto...

Sono tempi, questi, in cui il ricco e il povero stanno dalla stessa parte, il secondo ignaro di quel che succede e inconsapevole aguzzino di se stesso.
Questa tua poesia è cruda come un urlo di Munch.
Ciao Giordan.

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Speriamo in un risveglio globale.
Saluti a presto.

Costantino ha detto...

Immagine poetica di un declino.