domenica 13 marzo 2011

Domenica al fiume


certo che sì:
vanno e sbottano ancora in tonfi
però il sole è contro
e scalzi a grumi
s’ammassano sul fianco del fiume
come i cormorani

loro uguali con le pelli bianche
solidali al rugo delle rocce fuori e
lisce lì immerse
lavate
tra curve d’acqua
radici di salix babylonica
le fronde
stanno a chioma

fronde che riverse
scuotono
in un moto convulso
come a chiamar tempesta
piegano
verso la frenetica lingua e sopra
un remizidae
con la sua casa che
grama d’inizio
oscilla
e lui sopra anche

giordan

9 commenti:

DOLCI ACQUE DI TERRE BIANCHE ha detto...

foto bellissima
parole che lasciano il segno
molto emozionanti
complimenti
ti auguro una buona serata
katya

giordan ha detto...

Ciao Katya,
grazie molto gentile. La foto l'ho scattata a Fossoli vicino al campo di concentramento dove è stato anche Primo Levi. Non è esattamente un fiume quello ritratto, ma la conseguenza di una tracimazione di un canale adiacente ad uno pseudo laghetto. Il contesto descritto nella poesia invece, si svolge in un torrente di montagna. Immagine e poesia, non sono propriamente connesse in termini di "luogo", ma lo sono in termini di "significante"

ciao un abbraccio

zicin ha detto...

Ciao Giordan,
sono tornata più volte a leggere la tua poesia senza lasciare un commento perchè l'emozione che mi lascia non riesco a definirla con parole.
Leggendo le tue parole sento forte lo scorrere dell'acqua e queste fronde in movimento.
E' molto bella...è come un motivo che più ascolti e più te ne appropri e lo fai tuo.
Veramente molto bella.
A presto

Costantino ha detto...

Gran bella foto e gran bella poesia.

giordan ha detto...

carissima zicin, sei molto gentile.
Diciamo che sono alla continua ricerca del me stesso, per capire il mondo che mi circonda...

un abbraccio

giordan ha detto...

ciao Costantino,

grazie mille.
a presto

giordan ha detto...

scausatemi per il ritardo nel rispondervi, ma spesso, sono lontano e non riesco a seguire costantemente il blog

grazie a tutti per i vostri commenti

giordan

Sari ha detto...

Alcuni termini della poesia mi sono sconosciuti ma li vado a reperire nel web...
Le suggestioni invece sono forti: bravo.
Un caro saluto.
Sari

giordan ha detto...

Carissima Sari,
benvenuta in questo mondo della parola.
Uso a volte termini inconsueti e non appartenenti alla lingua italiana.
Nel dizionario, infatti, certe parole non le trovi in quanto di provenienza dialettale veneta.
Mi interessa la cosa, non per motivi oggi connessi con un recupero tradizionalista, sovente strumentalizzato dalla politica, ma per una specifica “resistenza” espressiva delle stesse o per la loro reale forza onomatopeica.
Per esempio: “rugo” è un termine che identifica le pieghe delle rocce e la superficie corrugata per l’appunto, delle stesse. In Italiano, non è consentito l’uso in tale forma.
Poi, quando parlo di alberi o animali in genere, uso il latino perchè amo la melodia della lingua.
Il “salix babilonica”, è il salice piangente e il “remizidae”, è un uccellino che vive nelle nostre zone umide dal nome volgare “pendolino” : remiz pendulinus.
Ne esistono di due tipi: uno vive tipicamente in Africa e l’altro migra nel vecchio continente. Quest’ultimo, ha una tipica mascherina nera sugli occhi e come il suo “compagno” africano, costruisce un nido a forma di otre che appende ai rami degli alberi rivolti su un fiume o su un lago. Si differenzia nell’opera, solo per l’assenza di una porticina d’accesso al nido, che nel pendolino “nostrano”, non c’è per l’appunto mentre nella specie africana, è presente per impedire l’ingresso ai rettili che si nutrono di uova.
Poi, in realtà, il testo muove sul peso della presenza invasiva umana, che al solito, antropocentrica ed egoista, non tiene conto dell’insieme vitale a noi vicino…
Grazie per il tuo passaggio

A presto