lunedì 21 maggio 2012

ricordando un amico: Stefano Tassinari




Stefano è stato per me non solo un amico, ma una guida nel mondo della parola.
Una decina di anni fa,  ho tentato di leggere l’inizio di un mio romanzo breve: “sospiri di vita sopra le betulle”. Dopo qualche riga, gli occhi confusero l’immagine e le parole diventarono linee continue mentre,  un nodo doloroso, mi strinse la gola.
Stefano mi prese i fogli dalle mani che piano stavano cedendo alla presa e mi disse:
“dai a me, ti capisco: vado avanti io”
Lesse fino alla fine il pezzo con una grazia che solo un grande esperto di recitazione come lui poteva avere.
Rimase impassibile fino all’ultima riga per lasciare al punto, un occhio rosato e velato di una luce commossa.
Ci guardammo come ci si guarda tra compagni e senza parlare, capimmo che il sacrificio di tante persone, respirava costante nei nostri cuori attingendo energia nei meandri della memoria.

L’otto di maggio scorso, ha preso la via del non so e … solo adesso, ho raggiunto il giusto equilibrio per parlare di lui.

Le persone nascono, muoiono, ma alcune, non se ne vanno... camminano con i piedi di chi ha insieme condiviso il senso della vita e viceversa.

Voglio ricordarlo con un pezzo tratto dal libro “L’amore degli insorti” che ritengo importante in questo momento della nostra complessa civiltà:

… Sono quelle le sole ore in cui non dobbiamo rendere conto di niente a nessuno, neanche di avere trasformato la sfera della terra in un cilindro, e di averlo riempito di polvere da sparo per farlo rotolare sotto i piedi di qualunque garanzia, venuta a dirci cosa dobbiamo ancora fare per non perderla di vista e trattenerla al nostro fianco fino al domani che sarà, mentre noi preferiamo lasciarla al suo destino di carta da bruciare in fretta, ai margini di un’esplosione che ride di se stessa.
Mi faccio trascinare dal sogno per non essere trascinato dalla vita, che in questo istante avverto come agra di racconti e libagioni, del corpo e dello spirito, amen. …  (tratto da L’amore degli insorti di Stefno Tassinari – Marco Tropea Editore)


4 commenti:

Joe Black ha detto...

Ci vuol tempo Giordan per accettare la morte di un amico. E spesso questo non avviene mai completamente. Una parte di noi continua a "viverlo" e guai se così non fosse. Hai scelto un passo molto attuale e la voce di Tassinari è tornata a farsi sentire.
"Mi faccio trascinare dal sogno per non essere trascinato dalla vita"....... è quello ch'io faccio spesso e forse, è solo, per soffrir di meno.
T'abbraccio Giordan e rivolgo il mio saluto ad un amico, ad un artista, ad un uomo che, come me, come te, ci credeva, anche sognando!

giordan ha detto...

Carissima Elisena,
grazie per le tue calde parole.

L'uomo ha sempre la sensazione di perdere qualcosa nel passo dell'oltre.
In realtà, siamo solo un ticchettio che smuove l'aria ovunque...inarrestabilmente e indefinibilmente siamo e torniamo in ogni dove

un abbraccio a presto
giordan

Costantino ha detto...

La morte di un amico è anche la morte di un pochino di noi.
La morte di un uomo di lettere è anche un pochino la morte della cultura.

Joe Black ha detto...

Bella la tua frase Costantino!
Condivido e sottoscrivo!