aspetterò
che questo falso inverno transiti
per questi armati muri
per queste prede
rubate alla terra
nuovi mostri vuoti
avanzano ma
aspetterò
che il verde ancora ingoi
lo scempio
progresso regressivo
resta inatteso qui
questo tonare lontano
sorprende l’anima mia
adesso
nel verso ritorno andare
per vie di bosco
piume d’uccelli
versi e
volpi guardinghe
non sono strumenti
quei lontani lamenti
adagiano in aria e vagano
per stanze infinite
infrangono còi tronchi
le siepi
nel canneto
a valle
sui giunchi
ovunque questo tuono
questo rombare profondo
un’ugola meccanica che
violenta gli anfratti remoti
non da tregua e ingoia
tra fauci invisibili
ogni mistero
confuso nella selva
Giordan