domenica 10 febbraio 2013

Bratislava


penso al giorno che si consuma tra le pieghe della terra
alle mani e facce e
parole

senza foglie
rimanere sospesi
appesi
al vento uniforme che avvolge
gela

resta una piuma
sbatte rapida al vuoto intorno  
ricorda modesta e muta
una primavera assopita e adesso
attesa

giordan

domenica 9 dicembre 2012

Un pensiero libertario sull'editoria





Le librerie sono colme di libri come è logico che sia e ogni libro contiene una storia personale, una sfida nel mondo della comunicazione alta. Alta perché la lettura richiede tempo ed oggi il tempo è marcato, produzione, risorsa e non più attesa, pensiero, osservazione.

c’è però un elemento che sfugge e che tenta di trascinare la libertà del tempo, in un baratro meccanicista del consumo di massa.

Faccio un passo indietro: la lettura, come ho affermato prima, è antitetica nel mondo del tempo denaro. Tale condizione, implica che la stessa è il simbolo per eccellenza della libertà e non del controllo, della finanza che tutto trasforma in profitto o perdita.

Si desume quindi, che il contenuto di un libro non dovrebbe avere filtri, controlli, regole, ma essere semplicemente anarchico, senza governo.  Solo in questo modo, la lettura si disseta.

Sono certo che il mio pensiero non va a braccetto con la critica che impone il controllo, il giudizio, la legge che decide ciò che merita diffusione oppure ciò che non lo merita.

Questo atteggiamento, non è contemplato in natura, ma è tipico dell’uomo.

La natura infatti, non limita l’esistenza a nessun elemento organico, ma è lo stesso elemento, che dovrà trovare le condizioni per sopravvivere interagendosi con altri elementi. L’insieme degli organismi, crea le condizioni di criticità o di favore di ogni singola esistenza costituendo le basi per il radicamento o la scomparsa.
Essendo la critica uno strumento gestito da alcuni, impedisce di fatto un naturale confronto con tutti gli elementi necessari.

Ecco perché ritengo il libro un oggetto destinato a diventare merce. Dico destinato a diventare, perché alcuni di essi, una minoranza purtroppo, non sono ancora sottoposti al controllo dell’editoria, ma muovono su canali indipendenti.

La pubblicazione o l’editoria indipendente, ultimamente, sono oggetto di forti attenzioni da parte del mondo politico ed editoriale in quanto rappresentano una minaccia per il loro potere e innesca un germe libertario nella illibertà di parola che ora viviamo.

È chiaro che per un lettore diventa più complesso districarsi nel dedalo di parole e correnti diverse e deve studiare molto di più, leggere ad ampio spettro senza dogmi per comprendere i fenomeni che regolano l’umanità. È però altresì chiaro che ora viviamo in una sorta di limbo dove la verità di alcuni, è la verità per tutti e non credo sia democrazia o pluralismo tutto ciò.

Che cos’à di diverso un libro della grande distribuzione editoriale di massa oggi, rispetto ad un programma televisivo? 
Chi avrebbe letto cosa e che cosa se non fosse passato per i maggiori canali di comunicazione? 
Quanti oggi leggono un libro perché entrano in libreria e lo scoprono? 
Quanti oggi leggono un libro che comprano dall’editoria indipendente?
L’intervista di Biagi a Pasolini, può indurvi a comprendere meglio il mio ragionamento, anche se in quel contesto era la sola televisione oggetto di discussione.
Con questa breve analisi, apro un dibattito con tutti coloro che desiderano partecipare lasciando dei commenti al post

giordan


      

domenica 2 dicembre 2012

Pasolini e gli italiani



l’uomo ha un limite profondo ancora oggi: non impara dai suoi errori.
Così la stupidità, la rabbia, la sete di potere, migrano e invadono i continenti lasciando al suolo carne straziata, sanguinante e marcescente.
L’odio e l’avidità sono i pilastri dell’involuzione dove, i poteri forti, costituiscono i loro statuti, le loro ideologie, i loro dogmi.

Giordan

domenica 11 novembre 2012

un luogo amato dai gatti e dimenticato dai sapiens sapiens
una terra di mezzo lungo la via Francigena che corre sulla scia del drago...

pensieri forti come i venti
si scontrano in basso
molto in basso
rasano ciotoli di vicoli trecenteschi
passano e
non temono giudizio ne freddo
li senti vibrare sommessi
oltre i muri e 
basta

ora
come un tempo
per le valli son passati i neri con il fuoco
la rabbia
i fucili
si sa che il vento non sceglie
non decide  i domatori della sorte
egli porta la voce e
ottiene il passo che traccia
la mano che incrocia
con altre mani

i pugni serrano e i confini
sfumano
in quei limiti dell’umana paura
giordan

















photo by giordan

lunedì 15 ottobre 2012

viaggi

richiama il fiato teso
dal quel maso rotondo
infilato
in quel buco del mondo … sfiato onirico
d’ogni depresso

le vacche scampanano
l’erba piega e
le sorti del cielo stanno alle correnti

cos’oltre scuote
alla vista non cede

così per sempre
dei versi
rimane oscuro il senso …
quello del vento



giordan

giovedì 16 agosto 2012


e di acque
non saprei dove
la difesa mi possa salvare
tra questo mare che 
penso
infranto e 
tumultuoso a volte
alle coste

crepe alfabetizzano con righe e muschio la roccia esausta e
preludio sono
delle prossime voragini

alla fine questo è il mondo e a noi
il tempo
è dato per osservare

 giordan

venerdì 3 agosto 2012

dagli il titolo




pensate voi ad un titolo ... così posso capire cosa cogliete...
della foto e della poesia 


allora
si chinò a raccogliere le piaghe
le starne passavano e
sapevano…

ciò era accaduto

nulla s’arresta
tutto ritorna
ogni evento
sempre
a colmare con un grano
dimenticati vuoti a perdere

giordan