domenica 27 marzo 2011

saxifraga e perduti uomini


Saxifraga e perduti uomini

 Anche se i passi

dietro

lasciano orme sulle secche

tra-monti e

doline e curve

dottrine, chiese

come simili a valle

dietro le spalle

avviene


che

in un rigo di piera all’ombra

la saxifraga

molla e

cede


radici appese

a questa vita che

sborda  i cantoni dai giorni 


ultimo morso

farsa dei vagoni e

trita dentro e

urla

la vita


i sordi scappano eppure

l’eco da ugole sforna e

sforma in pianto e del binario stona

il verso stridulo ora che

abiùra

un cargo ebreo o

dissidente o

gitano o

qualunque tocchi

così le croci

d’ogni stigmate

segnando

lasciando spersa traccia

in ogni memoria

accade  e annulla

giordan





domenica 13 marzo 2011

Domenica al fiume


certo che sì:
vanno e sbottano ancora in tonfi
però il sole è contro
e scalzi a grumi
s’ammassano sul fianco del fiume
come i cormorani

loro uguali con le pelli bianche
solidali al rugo delle rocce fuori e
lisce lì immerse
lavate
tra curve d’acqua
radici di salix babylonica
le fronde
stanno a chioma

fronde che riverse
scuotono
in un moto convulso
come a chiamar tempesta
piegano
verso la frenetica lingua e sopra
un remizidae
con la sua casa che
grama d’inizio
oscilla
e lui sopra anche

giordan

domenica 6 marzo 2011

Elsa Morante





















E così torno ragazza. Riconosco
la bocca protesa e il colore scontroso
gli occhi ancora bagnati di fango celeste
l'impossibilità di piangere
il tenero pugno animalesco che non lascia la presa
l'allegria del petto nudo sotto il grembiule di scuola
la coscia incontaminata dal fuoco di luglio
il ventre incestuoso e infantile.
Per l'ambigua visitazione
il corpo d'amore è pronto.

E si leverà la preghiera dell'aspettazione
sillabata nelle processioni suburbane.
La barbara piaga virginea mischierà le sue febbri
con le infezioni del quartiere umiliato.
Chiagneva sempre ca durmeva sola...
I mandolini
saranno massacrati nel grand-guignol fanciullesco
delle rivoluzioni, delle erbe assassine e delle fami,
quando una mezzanotte, fra bestemmie adoranti,
la stella in forma d'aquilone si staccherà
dal carro di Boote.

O adolescenti, buffoni di Dio!
Anche le gale piratesche della prostituzione
saranno domeniche puerili.

poesia tratta dal libro: Il Mondo salvato dai ragazzini e altri poemi

Parte seconda  LA COMMEDIA CHIMICA

Non sempre è necessario dare logica di connessione quando si parla di poesia o di poeti, cercando dei rapporti tra testo e autore. La poesia è del poeta mentre la scrive e patrimonio dell'umanità quando è nei libri.
La connessione, è naturale, c'è per natura con l'autore, ma a volte, è bello assaporare il testo senza dover per forza di cose "smontarlo".

giordan

Elsa Morante:
Nata a Roma, al n. 7 di via Felice Aniero, ha poi trascorso la sua infanzia nel quartiere popolare di Testaccio. Figlia naturale di una maestra ebrea (Irma Poggibonsi, originaria di Modena) e di un impiegato delle poste (Francesco Lo Monaco), alla nascita fu riconosciuta da Augusto Morante, marito della madre e sorvegliante in un istituto di correzione giovanile, con il quale crebbe insieme ai fratelli più piccoli Aldo, Marcello (1916-2005, anche lui scrittore) e Maria (un primo fratello, Mario, morì in fasce prima che lei nascesse).


La Morante iniziò giovanissima a scrivere filastrocche e favole per bambini, poesie e racconti brevi, che a partire dal 1933, sino all'inizio della seconda guerra mondiale, furono via via pubblicati, anche grazie ai consigli del critico letterario Francesco Bruno, che la lanciò nel 1935, su varie riviste di diversa natura, tra le quali si ricordano Corriere dei piccoli, Meridiano di Roma, I diritti della scuola (sulla quale, tra l'altro, uscì in 29 puntate il racconto lungo Qualcuno bussa alla porta), e soprattutto Oggi (diretta da Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti, sulla quale scrisse anche con gli pseudonimi di Antonio Carrera e di Renzo o a volte Lorenzo Diodati).

Il suo primo libro fu proprio una raccolta di alcune di queste sue storie giovanili, Il gioco segreto, pubblicato nel 1941 da Garzanti che fu seguito, nel 1942, da un libro per ragazzi, intitolato Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina (da lei stessa illustrato e poi riscritto nel 1959 con il titolo Le straordinarie avventure di Caterina).

Nel 1936 conobbe lo scrittore Alberto Moravia che sposò il 14 aprile 1941; insieme incontrarono e frequentarono i massimi scrittori e uomini di pensiero italiani del tempo, tra cui più spesso Pier Paolo Pasolini (nel cui film Accattone fa un'apparizione e con il quale viaggiò in India), Umberto Saba, Attilio Bertolucci, Giorgio Bassani, Sandro Penna ed Enzo Siciliano.

Verso la fine della seconda guerra mondiale, per sfuggire alle rappresaglie dei nazisti, Morante e Moravia lasciarono Roma ormai occupata e si rifugiarono a Fondi, un paesino in provincia di Latina a pochi chilometri dal mare. Tale parte dell'Italia meridionale appare di frequente nelle opere narrative successive dei due scrittori; Elsa Morante ne parla soprattutto nel romanzo La Storia.

Durante questo periodo iniziò a tradurre il diario (Scrapbook) di Katherine Mansfield, la cui influenza è a volte riconoscibile nelle sue opere successive. Dopo la fine della guerra, Morante e Moravia incontrarono il traduttore americano William Weaver, che li aiutò a raggiungere il pubblico americano.

Il primo romanzo che Elsa Morante pubblicò fu Menzogna e sortilegio, uscito presso Einaudi nel 1948 tramite Natalia Ginzburg, e che vinse il Premio Viareggio. Il romanzo fu dunque pubblicato negli Stati Uniti con il titolo House of Liars nel 1951 (tradotto da Adrienne Foulke e Andrew Chiappe per interesse di William Weaver, il quale tradurrà poi da sé History e Aracoeli).

Il successivo romanzo, L'isola di Arturo, uscì in Italia nel 1957 riscuotendo grande successo di pubblico e di critica (vinse il Premio Strega). Ne fu tratto anche un film omonimo, diretto da Damiano Damiani.

Durante gli anni sessanta la scrittrice rifletté a lungo sulla sua narrativa, rifiutando e distruggendo molto di ciò che aveva scritto nel frattempo, ad eccezione di poche cose, tra cui la poesia L'avventura (già uscita su "Botteghe Oscure" nel 1951).

In questo periodo frequentò, senza Moravia, anche Luchino Visconti e il pittore newyorkese Bill Morrow (1936-1962, morto suicida), il critico Cesare Garboli e l'attore Carlo Cecchi (gli ultimi due poi curatori delle sue Opere ne «I Meridiani» di Mondadori).

Nel 1958 uscirono 16 poesie presso Longanesi con il titolo Alibi. Nel 1963 pubblicò presso Einaudi una seconda raccolta di racconti: Lo scialle andaluso (in cui ne confluirono alcuni di quelli già pubblicati presso Garzanti). L'opera successiva, Il mondo salvato dai ragazzini che è un misto di poesia, canzoni e dialoghi, apparve nel 1968.

Morante e Moravia intanto si erano separati nel 1961. Elsa continuò a scrivere, sebbene sporadicamente, lavorando in quegli anni a un romanzo che non vide mai la luce: Senza i conforti della religione. La Storia, ambientata a Roma durante la seconda guerra mondiale, uscì nel 1974 (per sua scelta direttamente in edizione economica, nella collana "Gli struzzi") ed ebbe fama internazionale, ma ricevette anche attacchi spietati da parte di alcuni critici. Luigi Comencini ne trasse uno sceneggiato TV nel 1986, interpretato da Claudia Cardinale. Editor de "La storia", presso la casa editrice Einaudi, fu Elena De Angeli.

L'ultimo romanzo di Elsa Morante fu Aracoeli, pubblicato nel 1982. Ammalatasi in seguito a una frattura del femore, tentò il suicidio nel 1983. Nel 1984 ricevette il Prix Médicis per Aracoeli. Morì nel 1985 a seguito di un infarto dopo una seconda operazione chirurgica.

Postumi, a parte i due volumi di Opere citati, sono stati anche raccolti, a cura di Irene Babboni e Carlo Cecchi, dei Racconti dimenticati, volume che riprende i 14 racconti de Il gioco segreto esclusi da Lo scialle andaluso e altri dispersi su varie riviste, oltre a brevi fantasie infantili e a un inedito.

fonte della biografia: Wikipedia

domenica 27 febbraio 2011

dedicato ad Hermann Hesse



Notte

Col crepuscolo ed il canto del merlo
s'avanza la notte dalle valli.
Le rondini riposano,il lungo giorno
anche le rondini ha stancato.

Per la finestra con un suono trattenuto
passa l'arcata leggera del mio violino.
Capisci, bella notte, la melodia-
la mia vecchia canzone, la canzone a te?

Un fresco fruscio giunge dal bosco
che il mio cuore rabbrividendo ride,
e piano con forza gentile mi vince
sia il sonno che il sogno e la notte.

Hermann Hesse


 

giovedì 24 febbraio 2011

Gianni D'Elia

ci sono poeti, che hanno tracciato e tracciano,  linee di cambiamento in ciò che oggi è la poesia del 900, migrante nel secolo a venire.

Tra questi voglio segnalarVi Gianni D'Elia: una penna che percorre attraverso la poesia civile, un sentiero pasoliniano, ma non per questo, privo di autonomia e autenticità.

Vetri sonagli
da Antonin Artaud, vitre de son (TACCUINO FRANCESE)

Vetri sonagli dove girano gli astri,
bicchieri dove bruciano i cervelli,
il cielo brulicante d'impudori
divora la nudità degli astri.

Violenta e vaga una bava
brulica in fondo al firmamento;
una lumaca striscia scompiglia
il calmo schisto delle nuvole.

E gioie e rabbie il cielo tutto
getta su noi come una nube 
in un vortice d'ali selvagge
torrenti giù d'oscenità.

Gianni D'Elia 
(tratto da libro TRENTENNIO - versi scelti e inediti 1977 - 2007)
Giulio Einaudi Editore

In questo testo, percepisco una cosciente vicinanza al ciò che forma "l'insieme" natura.
Non esiste un abbandono alle traccie, un lasciare senza "osservare" le peculiarità del contesto circostante. La complessità dei suoi versi, penso, abiti nelle parole comuni ordinate in una sottile, "illogica", precisione sentimentale. Con il termine "illogico", identifico lo svincolo dai codici: uno svincolo che lascia libertario ed errabondo ogni verso.

giordan

sabato 12 febbraio 2011

in un giorno qualunque



è in un giorno qualunque o

l’altro

solito giorno

o quello dove non trovi i motivi

per cui accade

perché

l’immotivato

è così

sgronda tra i tubi verticali e neri ai muri

e non puoi farci niente

perché la pioggia non la fermi

e quindi scende

portandosi dietro del metallo

il ferùmene



perché così fa’ la vita

lascia che i toni fondano

e sfondano

è un ripetere ostentato

naturale

questo trascinarsi delle gocce

per ricongiungere i ponti di questa nostra infinita e

in-mutevole diaspora


giordan







mercoledì 9 febbraio 2011

il manicomio

Ci sono angolazioni della vita che si comprendono a fatica.
Ci sono esseri umani, che hanno provato, vissuto...assaggiato l'amaro sapore della morte da vivi
attraverso l'abbandono, l'isolamento, l'annullamento.


Alda Merini, è stata testimone e portavoce della crudeltà umana


Le mie impronte digitali




prese in manicomio


hanno perseguitato le mie mani


come un rantolo che salisse la vena della vita,


quelle impronte digitali dannate


sono state registrate nel cielo


e vibrano insieme


ahimè


alle stelle dell'Orsa maggiore.


...  --  ...


Solo un mano d'angelo




intatta di sè, del suo amore per sè,


potrebbe


offrirmi la concavità del suo palmo


perché vi riversi il mio pianto.


La mano dell'uomo vivente


è troppo impigliata nei fili dell'oggi e dell'ieri,


è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!


Non potrà mai la mano dell'uomo mondarsi


per il tranquillo pianto del proprio fratello!


E dunque, soltanto una mano di angelo bianco


dalle lontane radici nutrite d'eterno e d'immenso


potrebbe filtrare serena le confessioni dell'uomo


senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.






Alda Merini


pubblicato da Giordan